31 dicembre 2018

Hassan il marinaio


Era nato in un piccolo villaggio e aveva passato tutta la sua vita tra una sponda e l’altra del grande fiume e come suo padre prima di lui, aveva trasportato merci e viaggiatori per destinazioni ignote. Da sempre la sua barca scivolava silenziosa sul fiume placido, quasi a sottolineare l’immobilità della sua vita.


Ma il cuore di Hassan era gonfio di inquietudine per quella vita che il destino gli aveva riservato: il fiume, le due rive opposte, due sole direzioni verso cui andare in un viaggio infinito che non lo avrebbe mai condotto in nessun luogo. Hassan sentiva che ci doveva essere qualcosa oltre alla sabbia e al grande fiume, qualcosa che non riusciva ad immaginare ma, che nell'entusiasmo della suo gioventù, sapeva essere bellissimo e affascinante. Così una sera con più amarezza di sempre lasciò l’ormeggio del piccolo molo e condusse la sua feluca sul filo della corrente verso un destino ignoto che però lo chiamava con parole seducenti.

E Hassan percorse il grande fiume e vide scorrere, nel suo lento viaggio, città bellissime, templi dalle mille colonne e gigantesche costruzioni la cui sommità sembrava raggiungere il cielo. 



Si accorse che mano a mano che procedeva nel suo viaggio il fiume diventava sempre più largo, fino a che, nella luce incerta di un’aurora diversa da tutte le altre, lo vide per la prima volta.
Il mare, l’oceano mare, infinito sopra ogni cosa che si perdeva in tutte le direzioni, bellissimo e seducente come un sogno eppure terribile come il peggiore degli incubi.




La mente gli disse di invertire la rotta e tornare verso casa, ma il cuore ascoltava parole diverse: “Vieni Hassan, vieni e vedrai cose bellissime e terribili, cose che non hai mai nemmeno immaginato, cose per le quali vale la pena di vivere ma anche morire”. “Vieni Hassan, vieni e vedrai…. vieni oltre a dove il tuo sguardo arriva”.
Alla vista di quel mare sconfinato Hassan fu assalito da una paura che mai aveva provato nella sua vita, cosa ci faceva così lontano da casa di fronte a un orizzonte che sembrava non avere mai fine e nella cui immensità avrebbe finito per perdersi, ma la sua esitazione fu di breve durata e afferrato il timone rivolse la prua della piccola barca verso l'orizzonte infinito per arrivare finalmente a vedere.


E Hassan, per la prima volta in vita sua, vide:




Vide la rabbia dei pescatori che con le loro le barche vuote tornavano a terra nella disperazione di un bellissimo tramonto.







Vide l’odio degli uomini farsi pietra per costruire castelli e fortezze dalle cui orbite vuote spiare i propri simili in un eterno gioco senza vincitori.






Vide uomini che rincorrevano il sogno di diventare un giorno simili a delfini per far finalmente parte di un mare che gli aveva sempre rifiutati.






Vide il mare trasformarsi in amante instancabile e accarezzare la sabbia in un susseguirsi di onde.





Vide gli occhi degli innamorati ancora capaci di emozionarsi di fronte allo spettacolo di un tramonto.





Vide i bambini giocare e li sentì ridere con l’innocenza dei loro pochi anni, senza che presagissero ancora la sconfitta ineluttabile che la vita gli avrebbe riservato.





Vide i templi degli uomini innalzati agli dei diventare l’umiliante oggetto di un tragico rituale fatto di foto di gruppo al sole di un pallido tramonto.





Vide gigantesche costruzioni diventare polvere e la loro memoria cancellarsi per sempre.





Vide uomini e animali accomunati per una volta dalla loro solitudine.






Vide albe rosso sangue dove terribili guerrieri, trasformati improvvisamente in naufraghi, chiamavano la mamma mentre la vita gli scivolava via con l'ultimo respiro.


Questa è la storia di Hassan, il bambino a cui due sole direzioni non bastavano e che decise di diventare un marinaio per riuscire a vedere oltre a dove lo sguardo arrivava.



Se vedete una vela bianca all'orizzonte fermatevi, e nel respiro del vento potrete ascoltare le storie di Hassan e vedere il mare con i suoi occhi.



1 novembre 2014

Una notte in mare





Una notte in mare, con la luna in cielo
ho incontrato un angelo che non poteva più volare.

Una notte in mare ho incontrato un angelo
che anche senza ali in cielo mi portò.




31 agosto 2014

Ore 10 calma piatta



“Ponte: vela, due quarte al mascone di dritta”.
La segnalazione arrivò all’ufficiale di guardia con la stessa velocità con cui era scesa dalla vedetta sulla coffa dell’albero di maestra.
L’ufficiale di guardia guardò nella direzione indicata senza vedere niente: la nave era oltre l’orizzonte e non si poteva scorgere stando a pochi metri sul livello del mare.
“Avvertite il Comandante”. Fu il comando per l’aiuto nocchiero che stava dietro di lui, poi rivolto al timoniere, che lo guardava; disse: “Mantenere la rotta”.





“Che abbiamo, Signor Pulling?” Fu il commento del Comandante, improvvisamente materializzatosi dal nulla, al fianco del Terzo Ufficiale. Il Signor Pulling era alla sua prima crociera sulla fregata Surprise e non si era ancora abituato alla straordinaria capacità del Comandante di essere sempre dove serviva quando serviva.
“Jhonson, dalla coffa ha avvistato una vela due quarte al mascone di dritta”, replicò immediatamente, con l’intima convinzione che, per qualche soprannaturale motivo, lo sapesse già.
“Nostra o loro?” Domandò il Capitano Holland, più rivolto a se stesso che al Signor Pulling.
“L’Ammiragliato non ci ha segnalato la presenza di navi nemiche in questa zona, ma oramai abbiamo notizie vecchie di tre mesi”, pensò fra se, poi rivolto al Signor Pulling disse: stessa rotta e vediamo con chi abbiamo a che fare”. Il dubbio del Comandante Holland fu sciolto qualche ora più tardi, quando, ridotte le distanze, fu possibile svelare l’identità della nave che avanzava verso di loro.




“Francese, grossa, maledettamente grossa, due ponti, almeno quaranta cannoni da 18 libbre”. Holland finì la frase nell’istante in cui riuscì a scorgere, attraverso il cannocchiale, che anche gli scopamare dei francesi andavano a riva.
“Va bene, vediamo chi è più veloce” Pensò fra se, poi rivolto al Secondo disse: “Signor Chase, i nostri 24 cannoni possono opporre ben poca resistenza, ci conviene allontanarci in fretta. Battere posto di combattimento, invertire la rotta e mettiamoci in forza di vele anche noi”. Il Signor Chase guardò negli occhi il Comandante e vi lesse i suoi stessi timori, ma, evitando di lasciar trasparire la minima emozione, si rivolse al Nostromo: “Signor Floyd: gabbieri a riva, invertiamo la rotta e armare le aste dei coltellacci; timoniere: rotta ovest”.





“Cinque ore, al massimo sei, e sono sopravvento, ma venderemo cara la pelle”, pensò tra se Holland, mentre rivolgendosi al Secondo disse: “Signor Chase prepariamoci: cannonieri ai pezzi, e prepariamo le armi”. Terminò la frase nell’istante in cui e il rumore delle vele che sbattevano li costrinse ad alzare gli occhi, verso le vele che si erano improvvisamente sgonfiate. “È caduto il vento, non ci muoviamo più”. Disse il Secondo, improvvisamente sgomento, guardando il Comandante. 

“Animo Signor Chase il vento cadrà anche per loro e se riusciamo ad arrivare al tramonto senza farci prendere possiamo ancora avere gioco”. “Cannonieri in coperta, scialuppe a mare e passare le cime di traino”. 
Non era passato molto tempo che le due scialuppe erano in mare con gli Aspiranti, al timone, che incitavano gli uomini a trascinare le oltre cinquecento tonnellate della Surprise verso ovest.






“Non mollate, remate più forte, volete vedere i vostri figli mangiare le rane, volete la ghigliottina a Piccadilly, avanti che ce la facciamo”. Gli uomini piegavano la schiena su i remi grugnendo per lo sforzo, ma nessuno di loro avrebbe mai mollato e, con lentezza esasperante, la Surprise prese finalmente a muoversi verso ovest.








“Non ne posso più: il sole ci cuoce e non c’è un alito di vento”. Chiudi il libro abbandonando la Surprise al suo destino, guardi la superficie del mare vetrificata dall’assenza di vento e poi guardi l’orologio: sono le dieci.

“Torniamo in porto e ci prendiamo un tè gelato al bar”. Mentre lo dici giri la chiave della messa in moto e improvvisamente, i centoventi cavalli a poppa borbottano sommessamente.




Socchiudi gli occhi a causa del riverbero della superficie immobile del mare e non riesci a trattenere un sorriso: “Il tempo che passa,  qualche volta,  rende le cose più semplici….”.





5 luglio 2014

Tu e il mare



Sul mare non è come a scuola, non ci stanno professori.
Ci sta il mare e ci stai tu.
E il mare non insegna, il mare fa, con la maniera sua.


[Erri De Luca: I pesci non chiudono gli occhi]


21 giugno 2014

Mare amore e follia


Un tempo sull’isola di Atlantide, c’era una giovane,bella e amante del mare. I suoi occhi verdi con sfumature blu ricordavano le lente onde; e i suoi capelli dorati, quando erano mossi dal vento, sembravano danzare come gli argentei tentacoli di una medusa. La giovane era figlia di un ricco mercante e doveva essere data in sposa al re dell’isola, che aveva il potere sui mari. Esso era un potente stregone che aveva acquistato il potere con la magia.

La ragazza provò a far cambiare idea al padre ma non ci riuscì e quindi si sposò.
Lo stregone era molto ricco, pieno di ori e di servitù, ma povero d’animo, crudele e egoista e ciò la giovane non lo poteva accettare.
Decise però di rimanergli fedele; fino al giorno in cui, essendo andata in spiaggia, luogo dove passava la maggior parte del tempo; vide un giovane che dava cibo ai pesci.
Lei gli si avvicinò e per molto tempo continuarono a vedersi alla spiaggia. Era felice e finalmente innamorata; capiva che rischiava la vita o comunque una punizione spietata;ma non gli importò; il fuoco d’amore che gli bruciava dentro era troppo forte e decise di non seguire i saggi e razionali consigli che il cervello le dava.
Lo stregone si accorse della sua felicità e la spiò.
Scoprì di essere stato tradito, dalla giovane, dal ragazzo e dal mare, che era l’oggetto della loro unione. Lui, il sovrano assoluto tradito dall’elemento che più comandava.
La rabbia che provava scatenò fulmini e tempeste; il cielo sembrò rompersi, la terra tremava, tutto era in delirio, tranne loro e il mare.
Essi erano calmi e appassionati nel loro mondo.
Lo stregone vedendo che i giovani e il mare non si chinavano al suo potere decise di punirli severamente.
Diede loro la vita eterna però lei la costrinse a rimanere con il busto sommerso e le gambe rivolte al cielo, come se dovesse spingere il mare a sprofondare e lui legato ad una barca a vela costretto a guardare la sua giovane amata soffrire per l’eternità senza poterla salvare.
Il mare invece era spettatore e si dovette assorbire tutte le lacrime piante dai giovani per sempre innamorati.



Un grazie di cuore all'amica Alice Primini per avermi permesso di condividere il suo racconto.



12 marzo 2014

8 gennaio 2014

L'ombrellone


Sollevò lo sguardo e si ritrovò a fissare, nel riverbero della luce del sole, la linea dell’orizzonte.
- L’orizzonte: linea di separazione tra cielo e mare perfettamente orizzontale….. –
- Anche questa volta mi hai fregato! – Pensasti, immediatamente dopo, reprimendo un moto di stizza. – Non c’è niente di orizzontale, non è nemmeno una retta ma un arco di cerchio la cui visione limitata crea l’illusione di una linea orizzontale. – Non sei tipo da credere alle illusioni, anche se questa volta ti avrebbe fatto piacere. – Dopo tutti questi anni non sono ancora riuscito a dimostrare che avevi torto, eppure prima o poi ci riuscirò.-


Chiudi gli occhi e ritorni indietro con la memoria, all'origine di quella che con il tempo è diventata per te una specie di ossessione.
Ti sei appena laureato in ingegneria navale, coronamento di un sogno frutto della tua passione per il mare, e sei in vacanza su una piccola isola; hai scelto con cura il posto: poca gente, sole e mare per dimenticarti delle innumerevoli ore passate a studiare. Mentre sei sdraiato al sole pensi al contratto che hai firmato prima della tua partenza: progettista per un importante cantiere che vende navi in tutto il mondo. – Disegnerò navi, finalmente le mie idee solcheranno i mari come mai nessuna costruzione prima d’ora. -
Mentre la tua fantasia ti fa navigare su mari di gloria intravedi, con la coda dell’occhio, un pescatore intento a lavorare sulla sua barca rovesciata sulla spiaggia. Incuriosito dal suo lavoro continui a guardarlo fino a che decidi di avvicinarti per dargli qualche suggerimento.

 - Salve – Se procede nella direzione opposta, sarà più facile chiudere quel comento senza dover forzare le tavole del fasciame vicine. – Fai sfoggio di termini tecnici per rendere inequivocabile il fatto che sei del mestiere, poi, quasi per giustificarti dici: sono ingegnere navale e ho competenza di queste cose.
- Ingegnere navale…. – dice il pescatore che ha interrotto il suo lavoro e ti guarda con curiosità.
- Si, ecco…, voglio disegnare navi, grandi navi veloci e sicure, come non se ne sono mai viste. –
- Veloci e sicure….. - risponde il pescatore, guardandoti inespressivo, poi improvvisamente sul suo volto si disegna un sorriso appena accennato e, con quella espressione, ti si avvicina. 

Si guarda intorno e con l’aria di chi la sa lunga e ti domanda a bruciapelo: “e come dovrebbero essere fatte queste navi veloci e sicure?”. – In armonia con la natura – rispondi senza esitazione – devono essere le onde a disegnare il profilo della carena, solo così potrà essere in armonia con il liquido che la circonda. –

- Ma la natura non fa angoli a novanta gradi…. – Ribatte il pescatore diventato improvvisamente serio.

Non sai come replicare e pensando che non valga la pena di continuare la conversazione te ne vai senza nemmeno salutare, ma mentre ti allontani senti i suoi occhi fissi su di te.


Sono passati molti anni da quel giorno, hai disegnato infinite navi e infiniti angoli a novanta gradi, tanto più preciso era l’angolo e tanto più cresceva la tua fama di progettista, ma, tutte le volte, sapevi che al tuo progetto mancava sempre qualcosa per arrivare alla vera armonia e inesorabile sentivi riecheggiare in testa la frase del vecchio pescatore: “…la natura non fa angoli a novanta gradi….”
Con la testa piena di ricordi abbassi gli occhi e vedi l’ambra disegnata dall'ombrellone sulla sabbia, e, improvvisamente, dopo tanti anni ti è tutto chiaro: - l’ombra….non uno ma addirittura due….ti ho fregato, adesso so che avevi torto: “anche la natura disegna angoli a novanta gradi”. –


Con la testa piena di emozioni ti alzi e te ne vai, raggiungi il porto, sali sulla tua barca, la prima che hai disegnato, molli gli ormeggi e ti allontani in direzione del mare aperto.
Hanno trovato, qualche giorno dopo, “Novanta gradi”, la tua barca, alla deriva; a bordo tutto era in perfetto ordine: i motori spenti, gli invertitori in folle, il timone al centro, le cime di ormeggio perfettamente raccolte, quasi come fosse all'ormeggio, ma tu non eri a bordo. Nessuno riesce a capire cosa sia accaduto, e l’inchiesta conclude, sbrigativamente, che durante la navigazione, in solitario, sei caduto in mare e sei affogato.


Eri diventato famoso e la commozione e i discorsi di profondo cordoglio si sprecano, ma su una piccola isola un pescatore sorride perché adesso sa che finalmente, anche tu, hai trovato il tuo posto in armonia con la natura.



31 dicembre 2013

Sogni


Se ne restava lì, a pensare a tutto quello che avrebbe potuto fare nella sua vita, a tutto quello che avrebbe voluto fare. Era lì. Su quella nave, ad aspettare l’alba. L’inizio di una nuova giornata. Si passava fra le dita una lucina spenta. Tutto intorno a lui era blu e rosso. I pensieri oscuri gli bloccavano ogni movimento. Non sapeva cosa sarebbe cambiato nel paese delle occasioni, il paese delle possibilità: l’America. Non avrebbe mai pensato di abbandonare la famiglia e gli amici. Ma ora era davvero su quella nave, era veramente a qualche chilometro dalla costa della Florida.


Era un cuoco, adorava cucinare e organizzare feste per tutti. - Mario… ce la stai per fare… - sussurrò al dolce vento che tirava alle sue spalle. La felicità e il timore. Il vento cominciò a soffiare più forte, così forte che dovette entrare all’interno per non rischiare di cadere in mare. - Mi scusi, c’è qualcosa che non va? - chiese a un signore che all’apparenza sembrava far parte dell’equipaggio. – No, è solo un po’ di vento, è normale qui in Florida. – rispose quello sorridente. Ma, ad un tratto, il boato di un’esplosione fece trasalire tutti i presenti. Nel silenzio che seguì si udì perfettamente un urlo atroce, disumano. - Che è successo? - domandò una donna incinta dai capelli d’oro e le labbra rosse, quasi la personificazione di Cenerentola della favola della Disney. - Signorina stia a sedere, è tutto sotto controllo - cercò di rassicurarla l’uomo dell’equipaggio. Poi, improvviso, un altro urlo, questa volta proveniente dall’enorme sala con la moquette verde. - Che sta succedendo? – si domandò Mario dirigendosi verso il punto da dove era partito l’urlo. Un’altra donna, con un vestito a fiori anni ‘50 piegata sul pavimento, della sala deserta, piangeva vicino a una delle tante finestre. Ma questa era diversa: il vetro era solcato da una ragnatela di incrinature ed era chiazzato, in più punti, da macchie di color porpora, come il sangue. - Signora si sente bene? Che è successo? - domandò l’uomo dell’equipaggio. - Era… Ho visto qualcosa volare in aria e.. E poi, improvvisamente, sbattere contro la vetrata! - Gli sguardi di tutte le persone nella sala erano indirizzati verso la vetrata quando, d’improvviso, un boato squarciò il silenzio, e tutto, nella sala, prese a danzare nell’aria: frammenti di vetro, arredi, quasi come se non avessero più massa. I presenti non ebbero tempo di pensare, quando, uno alla volta iniziarono a volare; fuori tutto era diventato improvvisamente grigio, le nuvole erano adesso dense e paurose. Vennero portati in alto con movimenti circolari e costanti, così in alto da pensare di essere morti e di essere arrivati alle porte del Paradiso. Poi i corpi cominciarono a ruotare vorticosamente. Le gambe cominciarono a gelarsi per l’abbassamento della temperatura. Mario vide allora dove si trovava: un’enorme cono con pareti fatte di nubi scure, illuminato a tratti da bagliori accecanti; all’interno tutto, perfino la nave, era sospeso e ruotava vorticosamente. Mario fu assalito da un terrore incontrollabile e cercava disperatamente qualcuno vicino a lui, ma tutti erano distanti. Chiuse le palpebre per pochi, infiniti istanti.

Una scossa lo fece rabbrividire. Il cuore saltò un battito. Spalancò improvvisamente gli occhi, spaventato.
- Signore non è consigliabile toccare queste vecchie luci, si rischia di prendere la scossa. - Mario era di nuovo sulla nave. Su quell’ammasso di ferro. Tutto era tornato normale, era stato solo un brutto sogno. Tranquillizzato, si mise a sedere vicino alla ringhiera bianca e arrugginita. Guardò in alto e vide una vecchia bandiera americana, era logora e strappata. ma si distinguevano ancora le 48 stelle bianche su sfondo blu. Sarebbero però dovute essere 50, quella bandiera era stata fatta tra il 1912 e il 1959. Passò un bambino, che canticchiava una vecchia canzone della Disney: - Il sogno realtà… diverrà… -
In quell’istante capì, ma era troppo tardi.



Un grazie di cuore all'amica Rachele Soares per avermi permesso di condividere il suo racconto.


5 marzo 2012

La casa in riva al mare

 













Dalla sua cella lui vedeva solo il mare
ed una casa bianca in mezzo al blu
una donna si affacciava.... Maria
è il nome che le dava lui.

Alla mattina lei apriva la finestra
e lui pensava quella e' casa mia
tu sarai la mia compagna Maria.
Una speranza e una follia.


E sognò la libertà
e sognò di andare via, via
e un anello vide già
sulla mano di Maria.


Lunghi i silenzi come sono lunghi gli anni
parole dolci che s'immaginò
questa sera vengo fuori Maria
ti vengo a fare compagnia.

E gli anni stan passando tutti gli anni insieme
ha già i capelli bianchi e non lo sa
questa sera vengo fuori Maria
vedrai che bella la città.


E sognò la libertà
e sognò di andare via, via
e un anello vide già
sulla mano di Maria.


E gli anni son passati tutti gli anni insieme
ed i suoi occhi ormai non vedon più
disse ancora la mia donna sei tu
e poi fu solo in mezzo al blu.


[Lucio Dalla: La casa in riva al mare]








29 febbraio 2012

Navi





"Se vuoi costruire una nave, non radunare gli uomini per raccogliere il legno e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito."

[Antoine de Saint Exupery, Detti]







15 febbraio 2012

Il ragazzo e il marinaio


Il ragazzo vide il vecchio, per la prima volta, una mattina all’inizio dell’estate, mentre camminava lungo la strada che costeggiava la scogliera; si fermò incuriosito ad osservare la sua innaturale immobilità. Era seduto su uno scoglio e osservava il mare con tale intensità da immaginare che fosse in attesa di qualcosa, i suoi capelli bianchi mossi dal vento si agitavano allo stesso ritmo delle onde spumeggianti.
Il ragazzo, il cui padre era scomparso in mare qualche anno prima, era conosciuto da tutti in paese e così non ebbe difficoltà a conoscere la storia del vecchio seduto sullo scoglio.




Nessuno sapeva molto di lui ma tutti si ricordavano che era stato un marinaio e che aveva trascorso tutta la vita in mare; adesso, diventato troppo vecchio per navigare, viveva di nostalgia passando le sue giornate ad osservarlo da uno scoglio. Tutti gli abitanti del paese non riuscivano a ricordare quando il vecchio aveva smesso di navigare per vivere di ricordi, era semplicemente passato troppo tempo e, in fondo, a nessuno importava veramente. “Non è cattivo” dicevano “Ma è sicuramente strano. Non parla mai con nessuno e sta tutto il giorno seduto da solo ad osservare il mare. Meglio stargli alla larga” concludevano, regalandogli un prezioso consiglio.
Il ragazzo era troppo curioso per ascoltare il consiglio e prese a sedersi non molto distante dal vecchio, imitandolo nella contemplazione della distesa azzurra.



  
– Perché vieni sempre a trovarmi? – Gli chiese un giorno il vecchio, incuriosito a sua volta dalla presenza del ragazzo.
Il ragazzo si allontanò velocemente, sorpreso dalla reazione del vecchio; la sua voce l'aveva spaventato. Ormai si era abituato a considerarlo come una componente dell’immenso paesaggio marino. Le onde, gli scogli, il vecchio marinaio: che non aveva bisogno di parlare per comunicare la propria esistenza.
Quasi subito si pentì di quel gesto; il vecchio avrebbe potuto offendersi e non gradire più la sua presenza. Così tornò sui propri passi e gli rispose, istintivamente: – Perché voglio imparare ad amare il mare... è difficile amare chi ti ha portato via il padre –.
– Perché pensi che io ami il mare? – rispose il vecchio.
– Gli hai donato i migliori anni della tua vita e ancora adesso non puoi staccarti da lui –.
Chi fosse passato nei giorni seguenti, lungo quel tratto di scogliera, avrebbe visto una scena davvero strana: un vecchio e un ragazzo seduti vicino a osservare il mare, entrambi immobili in un silenzio innaturale sopra a uno scoglio.
Un giorno nessuno vide più il vecchio: non era seduto al solito posto e anche la sua vecchia casa era deserta.
– Dov’è finito il vecchio? – chiesero al ragazzo, gli abitanti del villaggio.
– Perché volete saperlo? – replicò il ragazzo.
– Non vogliamo che qualcuno ci accusi di esserci disinteressati della sua scomparsa –.
– E' tornato a viaggiare per mare –.
– Ma cosa stai dicendo? Era troppo vecchio per poterlo fare –.




– Mi ha raccontato che tutto è cominciato, un giorno, quando un granchio è uscito dall’acqua, lo ha osservato a lungo e gli ha parlato: “Tu hai solcato tutti i mari della terra e non c’è onda che tu non conosca. Adesso la tua vita volge al termine e quando questo accadrà, nessuno sulla terra, conserverà il tuo ricordo. Al contrario noi abbiamo grande rispetto di quello che hai fatto e abbiamo deciso di eleggerti re dei granchi. Vivrai per sempre con noi e il tuo regno si estenderà dagli scogli alla spiaggia”. Il vecchio guardò il granchio sorridendo e rifiutò l’offerta.




Passò qualche giorno e si presentò dal vecchio una stella marina che gli disse: “Tu sei il vecchio marinaio che ha passato tutta la sua vita sul mare, sei quello che ha rifiutato di diventare il re dei granchi. Ti capisco la tua vita merita un più alto compenso. Io e le mie sorelle ti offriamo di diventare il re delle stelle marine: il tuo regno sarà il fondo sabbioso del mare nell’immobilità di una calma senza fine”. Anche questa volta il vecchio sorrise e scuotendo la testa declinò l’offerta.
Solo allora il mare fece sentire la sua voce e le onde presero a dirgli: “Vieni con noi, vecchio, tu hai comandato vascelli, hai nuotato tra i flutti, pescato il possente tonno e il veloce pesce spada, hai lottato contro le tempeste che ti abbiamo mandato: non c’è cosa che tu non abbia fatto impegnando al massimo le tue forze, la tua intelligenza e il tuo cuore. Hai dato tutto al mare e adesso il mare vuole ricompensarti. Ti porteremo dove nessun uomo è mai stato e ti racconteremo tutte le nostre storie”.
– Al termine di questo racconto il suo volto rugoso si è disteso per la prima volta in un sorriso e senza voltarsi se ne è andato; da quel giorno non l’ho più rivisto –.
– La compagnia del vecchio ti ha davvero fatto male, che storie ci vieni a raccontare, nemmeno nella peggiore taverna del porto se ne sentono di così grosse –.
Se ne andarono, quindi, immaginando che il vecchio fosse caduto in mare e che la fantasia del ragazzo avesse fatto il resto.



Quando il ragazzo fu solo ebbe la conferma di quello che gli aveva detto il vecchio: “Non dire niente, perché nessuno ti crederà”. Al ragazzo però non importava di non essere stato creduto, si mise a sedere sullo scoglio del vecchio marinaio e, con un sorriso di felicità, ascoltò la sua voce nel mare.